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Le aste si collegano al fucile con la sagola. Le armi pneumatiche possiedono il vantaggio di scegliere, senza problemi, un numero congruo di cordini e cimette varie. La potenza esuberante non le relega all'utilizzo di sagolini finissimi per non turbare le peculiarità balistiche o meglio non è così sensibile a questo genere di variazioni. Per la tana si può andare sul pesante, privilegiando avvistabilità e robustezza visto che si spara da corte distanze su bersagli in spazi confinati. Noi adoperiamo un trecciato di nylon pieno da tre millimetri, di un bel colore sgargiante: se ne scorge immediatamente la presenza anche negli spacchi profondi ed indica istintivamente la direzione della freccia nonostante la sospensione fitta e l'oscurità . Una volta centrato il pesce si può estrarre repentinamente, senza timore che il collegamento tessile si abrada o si laceri contro qualche asperità . L'unione con l'ogiva deve risultare immediata e disimpegnabile all'istante: può tornare utilissima in numerosi frangenti. I nodi speciali sono un paio ma va anche benissimo una bella girella grossa, da pesca in mare per intenderci, con il moschettoncino a sgancio rapido. Si fissa uno spezzoncino al foro dell'ogiva e si collega un capo all'anello del componente girevole: il filo non si attorciglierà mai e voi potrete sganciarlo e sostituirlo con praticità . Per non tirare esageratamente le due passate di filo con lo sganciasagola, indurendo da matti il grilletto, si può inserire lungo la sagola un elemento elastico che allenta e regola la tensione. Al libero si assottiglia il diametro della sagola fino a giungere al traguardo: il monofilo di nylon.
La presenza dello scorrisagola, da un lato rappresenta un freno idrodinamico, dall'altra vi offre una vagonata di sicurezza: anche i capillari più esili, legati all'elemento scorrevole, non si tagliano, non si spezzano improvvisamente. Un sagolino da un paio di millimetri è già un buon compromesso ma per raggiungere i vertici della velocità nulla è meglio di un monofilo da 1. 20 mm. Si acquista in un negozio di pesca o in una cooperativa che vende prodotti per pescatori professionisti: si usa d'altronde per preparare i palamiti. Si può legare con un nodino allo scorrisagola, ma la cosa migliore è impiombarlo con gli appositià tondini in ottone (occorre una pinza specifica reperibile in un negozio che vende prodotti da traina). La giunzione sarà molto idrodinamica e resistente. |
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Il filo meno costoso e per certi versi il prodotto che preferiamo, è il monofilo di nylon. Le matasse sono fornite in diametri che vanno da pochi decimi di millimetro a oltre 2 mm e con 20.000 ve ne portate a casa più di un chilometro. I monofili non sono tutti identici e variano qualitativamente da distributore a distributore. Noi ne adottiamo un tipo particolare che ha un'elasticità superiore al 30% e ciò è risultato il segreto vincente per il recupero di tanti grossi pelagici. La tecnica ultimamente fa progressi grandiosi e ci sono degli 1.20 mm, degli 1.40 mm giapponesi che hanno un carico di rottura (allo strappo) che sfiora il quintale; il nylon resiste più di quanto si possa immaginare alle abrasioni e anche collegato direttamente all'asta non fa rimpiangere altri cordini; possedendo un diametro assai minuto riesce a stiparsi abbondantemente nel rocchetto, aumentando la capacità di riempimento dei mulinelli standard (fino a portarli ad una settantina di metri). I difetti risiedono in una scarsa longevità strutturale poichè il nylon è moderatamente igroscopico e patisce sia il salmastro che i raggi UV (si dovrebbe cambiare una volta all'anno); conserva una certa memoria meccanica e il suo avvolgimento non è dei migliori; tende a fare cocche e ingarbugli perfidi; spesso è trasparente e in caso di acqua sporca non si riesce a scorgerne che pochi e iniziali metri, perdendo il contatto visivo con la fuga dell'animale; si surriscalda e taglia la pelle se fuoriesce ad una velocità elevata; non è facile da legare classicamente e richiede quindi delle giunzioni particolari, gli sleeves o giunti da traina, da chiudere con una pinza apposita. |
Gli imbobinamenti ibridi, invece, richiedono una prima razione, quella che dolcemente si imbobina sul rocchetto, in sagolino fine e morbido, in modo da guadagnare metri in più e la successiva, in varie soluzioni compositive, collegata al dardo. Gli affezionati al sistema adoperano soprattutto il dacron, una treccina colorata robusta, acquistabile con misurazione anglosassone, in libbre (una libbra è circa 450 grammi). Per esempio un dacron da 130 libbre misura approssimativamente 1.1 millimetri di sezione, ha una resistenza di circa 60 chili allo strappo; occupa il 30% in meno del monofilo di nylon a parità di diametro; si avvolge meravigliosamente. Il dacron non è scevro di difetti: non è elastico, tende a sfilacciarsi, non resiste molto alle abrasioni, è lievemente ruvido e tende a tagliare le mani, patisce gli UV, costa abbastanza. |
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Le novità in questo specifico campo non mancano ed ecco apparire all'orizzonte di fine millennio i multi fibra, le microfibre aramidiche intrecciate, i materiali rivoluzionari ad altissima resistenza. Solitamente sono caratterizzati da un alto carico di rottura paragonata alla sezione ridotta (un Superbraids 0.60 sfiora i 50 chili allo strappo), insensibilità alle abrasioni, assenze di memoria, durata eccellente nel tempo (quadrupla rispetto al monofilo di nylon). Per contro non sono elastici, hanno un altissimo costo d'acquisto, è difficile eseguire nodi, abbisognano di una tronchesina speciale per essere recisi, si rompono senza fornire elementi visibili di preavviso.
Ultimamente sono comparse treccine multifibre di altra natura, meno esasperate tecnicamente ma che possiedono anime con fibre ad alto modulo d'elasticità , diametri sotto i due millimetri, buone caratteristiche di tenuta al nodo e morbidezza di avvolgimento, costi abbordabili.
La porzione che allaccerà l'asta potrebbe consistere solamente in alcune passate di classico sagolino intrecciato pieno, da due o più millimetri, però qualcuno che teme lacerazioni della madre sulle pietre preferisce aumentare la quota destinata al collegamento secondario, nel'ordine di qualche decina di metri, al fine di ottenere maggiore robustezza nel caso si colpisca un pelagico che cerchi inesorabilmente di strusciarsi a fondo. Le inserzioni tra madre e terminale possono essere eseguite tramite una girella da traina pesante, con speciali nodi di giunzione o tramite i giunti da traina, a seconda dei fili adoperati. Assicuratevi che la sagola non abbia intoppi alla sua fuoriuscita dal mulinello e che transiti libera su tutto il percorso, come l'eventuale anello sotto la testata o l'apposito passaggio scorrifilo di alcune ogive. La stesse precauzioni sono rivolte ai sistemi anti parrucche, alle carene integrali: nel caso si evidenziassero restringimenti, strettoie, forzature è consigliabile allargare tutti i tramiti con una lametta affilata e una lima a taglio fine.
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